Alfabeto Runico, Alfabeto Runico

Pensi alle rune e ti vengono in mente i Vichinghi. Invece gli Alfabeto Runico sono un trio che ha poco a che fare con il profondo nord, ma anche con il pop comunemente inteso. Due contrabbassi, più viola e voce, il suono degli Alfabeto Runico pesca dalla tradizione ma non ha intenti archeologici. Il loro primo disco omonimo è stato registrato a Napoli presso il Sanità Music Studio, nella Chiesa di San Severo fuori Le Mura, cuore del Quartiere Sanità.

E contiene tredici brani: canzoni tradizionali riarrangiate, composizioni originali e due inediti composti interamente dal trio. Si parte con un classico dialettale pugliese come Bedda ci stai luntanu, che già porta qualche germe di innovazione nel cantato. Con Perdo si affronta un mood più jazzato, perfino urban qui e là, con un cantato vivace e un attegiamento pop.

Con La Montanara di Carpino si esce dalla città e si declina anche l’umore su toni più cupi e drammatici. Si passa all’inglese con Fluid, ritmata e con un passo sincopato, a consumare gli archetti in movimenti di una certa intensità. La via delle fontanelle mixa sapientemente dialetto e fluidità, rivelando sempre nuovi aspetti e nuove possibilità della band. Abuela passa allo spagnolo e a un’intimità conseguita goccia a goccia. Escursioni quasi classiche si affrontano in Freilach Fun L.A., prima che il tutto si trasformi in una danza gitana e balcanica.

C’è molta più calma in Drops, che mescola italiano e inglese per cercare contatti e dettagli. Con L’America siamo in campo d’emigrazione, alla volta di una canzone popolare di nascita ma contemporanea per la ritmica e la composizione. Si viaggia di ironia da spiaggia su Nutrimi, moderata nei toni e nei ritmi ma con buoni spunti. Limes torna notturna, sottotraccia, ma ogni tanto esplode di piccoli e furiosi passaggi.

Invece si blueseggia su Ambulance, che però ha due facce, e la seconda è più inquieta e nervosa. Chiude Ninna Nanna di San Marco la Catola, su piani “popular” e tradizionali. Ovviamente bisogna superare alcuni ostacoli per apprezzare a fondo il disco dell’Alfabeto Runico: la strumentazione, l’uso frequente del dialetto, contenuti non immediati. Ma se si gettano i pregiudizi alle ortiche ci si trova di fronte a un disco non soltanto molto interessante e ben fatto, ma anche estremamente piacevole.

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